Pensieri

Settantasette anni fa.

Settantasette anni fa una ragazza di 24 anni veniva schiacciata con brutalità su un carro bestiame. In mano teneva una valigia di venti chili con dentro tutta la sua vita. Tra le poche cose di valore che era riuscita a portare via dalla sua stanza, si erano incastrati tutti i sogni che non avrebbe mai potuto realizzare, gli anni di università, gli amori, le avventure destinate ad essere vissute da qualcun altro. In pochi attimi, una ragazza di 24 anni, perdeva la sua libertà e si metteva in marcia verso la morte. In un angolo, con poca aria, senza né acqua né cibo, diceva addio alla sua famiglia, inviava lettere immaginarie agli amici e rassicurava sé stessa, cercando disperatamente la forza di sopravvivere. Dopo pochi mesi di vita ad Auschwitz, lei, e altre migliaia insieme a lei, diventavano cenere.

Oggi la loro cenere è diventata storia. Una storia crudele, incomprensibile, dolorosa. Una storia che insegna, che deve essere fiaccola lungo il cammino verso l’umanità, la solidarietà e l’accoglienza. Una storia che si indigna di fronte ad ogni violazione dei diritti umani.

Oggi anche io, proprio come quella ragazza, ho 24 anni. I treni, insieme agli aerei e a qualsiasi altro mezzo di trasporto, sono simbolo della mia libertà di movimento, azione e pensiero. Non sono obbligata a scappare dalla guerra, non rischio di essere stuprata in un campo di detenzione libico o di perdere la vita in mare aperto.

Ma d’altronde, come molti di voi, sono molto fortunata.

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