Libri

MATTATOIO n.5- KURT VONNEGUT

Feltrinelli, ristampa 2018.

Kurt Vonnegut, nelle prime pagine di Mattatoio n.5, si presenta al lettore come un narratore in crisi, alla disperata ricerca di una strategia per elaborare il trauma vissuto nella Seconda Guerra Mondiale, per superare lo sconcerto provocato dal bombardamento a tappeto di Dresda, una strage di civili causata dal suo stesso popolo, uno spargimento di sangue firmato America. L’autore, di origini tedesche e naturalizzato statunitense, vive il dissolvimento del confine tra buoni e cattivi, tra bene e male. La difficoltà del narrare, denunciata fin da subito con fastidio e frustrazione, viene superata tentando la strada della fantascienza e di un tempo narrativo in cui passato, presente e futuro convergono. Insieme ai generi letterari tradizionali, scompaiono anche tutte le dicotomie, rimane solo la guerra, crudele, ma tragicamente inevitabile.

“Così va la vita”.

Protagonista del romanzo è Billy Pilgrim, un uomo a cui le cose accadono, un individuo spezzato dal trauma di guerra che viaggia nel tempo in maniera incontrollata e assolutamente casuale, che è sulla terra, ma allo stesso tempo su Tralfamadore, misterioso pianeta extraterrestre in cui entra in gioco una visione del mondo svincolata da dettami cronologici lineari: “La cosa più importante che ho imparato su Tralfamadore è che quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro, sono sempre esistiti e sempre esisteranno (…) è solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre”.

Il collage temporale e il racconto fantascientifico permettono a Vonnegut di estraniarsi ed allontanarsi da sé, trovando il modo di mettere nero su bianco il proprio trauma personale, etnico, umanitario e generazionale.

È una lettura che richiede attenzione, che disorienta e sorprende il lettore. Il tono utilizzato non è, come si potrebbe immaginare avvicinandosi ad un libro ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, serioso, solenne e austero, ma semiserio, ironico, sarcastico, a tratti irriverente e pungente. Il dolore emerge nella comicità, nel grottesco, si mischia con visione e fantasia creando un effetto straniante e paradossale. La voce narrante, senza peli sulla lingua, mette in risalto le assurdità, le contraddizioni, le follie dell’uomo che diventa assassino di sé stesso e si trasforma in bestia.

Ve lo consiglio? Sì, assolutamente, ma a patto che non vi aspettiate un romanzo con una trama lineare, che non cerchiate un narratore accomodante e che non siate in attesa di un racconto che vi permetta di lasciarvi travolgere passivamente ed emotivamente dall’onda degli eventi.

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