Pensieri

Lode agli ostacoli

L’altro giorno riflettevo su quanto a volte sia semplice reagire ad una situazione negativa cambiando la prospettiva da cui la si guarda e scegliendo di osservare il mondo con lenti nuove.

Quando pensiamo ad un ostacolo o ad un impedimento ci sentiamo spesso sopraffatti dalla negatività e, davanti ai nostri occhi, iniziano a scorrere limiti, difficoltà, mancanze, difetti, insomma… Tutto ciò che, a detta nostra, ci impedisce di raggiungere l’obiettivo. E così ci blocchiamo, rimaniamo fermi, passivi, con la sensazione di non essere abbastanza. Abbastanza cosa poi, lo sappiamo solo noi.

È stato in uno di questi momenti, con lo stomaco stretto, il petto schiacciato e le spalle pesanti che ho capito che dovevo cambiare punto di vista, dovevo definire l’ostacolo in un altro modo e così l’ho ripensato, l’ho riformulato e l’ho trasformato in opportunità, occasione, dono.

L’ostacolo ci permette di crescere, di migliorare, di riprovarci, di farci male, ma anche di capire che, se ci feriamo, se sanguiniamo, vuol dire che stiamo vivendo, che stiamo correndo, che siamo caduti sì, ma che ci rialzeremo e che, il prossimo kilometro, lo percorreremo con ancora più determinazione.

L’ostacolo mette in moto la fantasia, la strategia e la furbizia, spinge ad ingegnarsi per essere aggirato, superato, ma mai archiviato. Deve diventare parte integrante della nostra persona, farsi arma, trasformarsi in mattone, aggiungersi alle fondamenta del nostro essere, sempre in cantiere, sempre con il cartello “Lavori in corso” in bella vista.

Mettendo in pratica questa strategia mi sono resa conto che la grande maggioranza delle barriere che ci rendono tortuoso il cammino sono nostre creazioni. Molte semplicemente si dissolveranno, altre invece ci accompagneranno ancora per un po’, ma faranno meno paura. Basterà solo prendere fiato.

P.s. Ricordatevi che se vi sentite intrappolati in una visione del mondo che non riuscite a modificare, se gli ostacoli vi sembrano insormontabili, la soluzione non è quella di gettare la spugna, ma quella di rivolgervi ad un professionista in grado di aiutarvi in modo consapevole e responsabile. Nessuno vi etichetterà, nessuno vi considererà debole, manchevole, pazzo. Non cè atto più coraggioso del prendersi cura di sè, del ricominciarsi, dell’ascoltarsi e dell’accettarsi. Tutto il resto verrà da sè.

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