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Molte forte, incredibilmente vicino-Jonathan Safran Foer

Jonathan Safran Foer, in Molto forte, incredibilmente vicino, affronta il dolore della perdita con occhi bambini. La voce narrante principale, quella di Oskar Schell, ragazzino di nove anni che ha perso il padre durante l’attentato alle torri gemelle, è accompagnata dalla scrittura a singhiozzi e dai ricordi impetuosi dei nonni paterni. I personaggi, accumunati dal trauma e dalla sua inscrizione fisica, si presentano al lettore in tutta la loro vulnerabilità, con il loro carico di nevrosi e tic nervosi.

Oskar, senza più un papà e senza nemmeno un corpo su cui piangere, cerca in tutti i modi di tenere vivo il ricordo, rifiutando di concedersi la possibilità di elaborare il lutto. Attraverso la sua penna incalzante e inaffidabile, le sue invenzioni e le foto del diario delle “Cose che mi capitate” ci porta per le strade di New York alla ricerca del possessore di una misteriosa chiave, trovata in un vaso nello studio del padre, appartenente ad uno sconosciuto “Signor Black”. Quello che ci troveremo di fronte, dietro ad ogni uscio, non saranno altro che persone con una propria storia da raccontare ed un proprio disagio da denunciare che permetteranno al nostro giovane protagonista di intraprendere un percorso verso una maggiore sicurezza ed accettazione di sé.

Dal punto di vista storico-politico Jonathan Safran Foer mette a confronto due tragedie, entrambe difficili da comprendere e metabolizzare, il bombardamento di Dresda, di cui sono stati vittima i nonni paterni di Oskar, e l’attentato alle torri gemelle. Il 1945 e il 2001 si rivelano due anni cruciali, due anni che mettono in crisi la figura dell’America. Se nel primo caso l’esercito statunitense si è dimostrato bestia bombardando a tappeto civili ed innocenti, nel secondo le cose si fanno più complicate e gli Stati Uniti diventano sia parte lesa che parte carnefice. La reazione al crollo delle torri, infatti, è feroce, brutale e cieca, nonostante l’attentatore sia egiziano, l’America sceglie di attaccare l’Afghanistan senza nessuna pietà e ripensamento. [Per il bombardamento di Dresda potete fare riferimento anche all’articolo https://paroleatavola.com/2019/10/08/mattatoio-n-5-kurt-vonnegut/ .]

È un libro estremamente interessante e interattivo, la presenza di pagine di diario, di foto, di flip book porta il lettore a sfogliare e risfogliare attivamente le pagine. Una storia emozionante, dura, triste, ma anche divertente. Oskar è una lingua lunga, impertinente, capace di catturare fin da subito la simpatia del lettore e di tutti i Black di New York.

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