Pensieri

Al mio papà

Stamattina la sveglia è suonata presto, io mi sono messa ai fornelli e ho dato il via ai preparativi per un piccolo pranzo in famiglia… oggi si festeggiano fini ed inizi, traguardi e nuove partenze.

Quello che vorrei fare, con questo pensiero del venerdì, è dedicare due righe al mio papà che si chiama Roberto, ma che sarebbe anche il Mario bibliotecario a cui mi sono ispirata qualche settimana fa. Perché proprio oggi? Perché è il suo primo giorno di pensione.

Quando, sia da piccola che da grande, mi domandavano: “Ma che lavora fa tuo papà?” Sono sempre stata fiera di rispondere: “È il responsabile della biblioteca, ma non una qualunque eh…Quella di Rivolta D’Adda, hai presente?”.

Quando si varca la soglia della biblioteca del mio papà (concedetemelo) ci si accorge subito della cura e dell’amore che riempiono l’aria ad ogni angolo, ad ogni scaffale, ma non è questo quello su cui voglio concentrarmi oggi.

Vorrei raccontarvi, brevemente, come è stato e cosa ha significato per me essere figlia del bibliotecario Roberto e, se risulterò troppo sviolinata, perdonatemelo con un sorriso.

Nel mio immaginario di infanzia mio papà era un personaggio delle fiabe, uno di quegli uomini baffuti e saggi che, al momento del bisogno, si arrampicava su una scaletta a pioli andando a pescare il libro giusto al momento giusto, quello che ti aiuta, ti insegna, che ti fa diventare il cuore più leggero. Più o meno, anche nella realtà, è sempre stato così. Spesso, arrivava a casa con qualche piccola novità, o con qualche nuovo fantasy in cui mi buttavo a capofitto, storie e racconti che sono diventati i miei migliori amici e che, senza alcun dubbio, lo sono ancora.

Questa mia passione per la letteratura, per nuovi mondi di carta da scoprire la devo a lui e a ricordi che, sono certa, mi accompagneranno per sempre. Ogni sera, o almeno a me piace pensarla così, prima di andare a letto mi faceva un po’ di posto nel lettone lasciandomi il tempo per accoccolarmi sul suo petto e iniziava a leggere. Non si trattava solo di fiabe, di libri per bambini, di Roald Dahl e Bianca Pitzorno, ma anche dei suoi romanzi adulti, che censurava al momento debito e che mi hanno insegnato a spaziare tra i generi, che mi hanno mostrato la forza delle parole, la loro capacità di aprire mille porte e di scaldare cuore e mente.

Quindi grazie bibliotecario Roberto, grazie papà, per avermi insegnato a viaggiare con la fantasia, per avermi donato la passione della lettura senza la quale non sarei io.

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