Pensieri

Lettere dalla quarantena #1

Cara Anna,

La tua assenza, in questi giorni, bussa spesso alla porta dei miei pensieri, mi spinge a riguardare vecchie foto, immagini di ciò che è stato e che, in un modo o nell’altro, sarà di nuovo. Ogni tanto spuntano domande che vorrei porti e scopro vuoti lasciati da risposte che mi accorgo di non conoscere. Non ti ho mai chiesto chi sei, chi sei tu, davvero. Sei uno specchio che riflette lati del mio carattere e riproduce sfumature delle mie espressioni, ma sei anche sconosciuta, scoperta, amica ritrovata. Quante volte, negli ultimi anni, ti ho schiaffeggiato con i miei “Cresci” ed i miei “Egoista”?  Ti chiedo scusa. Quando avevo la tua età mi ero promessa di non dimenticare mai il dolore che queste parole provocano in un cuore adolescente, avrei dovuto cercarne altre, forse crearne di nuove, ma ho fatto come quei genitori che ad un certo punto si guardano allo specchio e si accorgono di parlare con la stessa voce che anni prima avevano odiato o criticato. Crescere vuol dire anche questo, dimenticarsi, in superficie, dei dolori bambini.

Ricordo ogni cosa del tuo arrivo, la voce del papà che mi preparava dicendomi che, qualora tu fossi arrivata, avresti potuto essere anche un maschietto, quelle scarpette minuscole ricevute il giorno del mio compleanno, la pancia della mamma sulle spiagge toscane, la notizia del tuo essere bambina, lo spavento che ho provato alla tua nascita, i tuoi riccioli d’oro, la tua simpatia, il tuo mondo tutto rosa che all’improvviso è cambiato, è diventato più duro, più spigoloso, più chiuso, più difficile da capire.

Quante litigate, quante porte sbattute e quante parole cattive. Tu troppo piccola, io troppo immatura per capire il tuo tentativo di trovare un’identità che fosse diversa dalla mia, di diventare il mio opposto. Io immersa nei libri, tu impegnata a puntare tutto sulla matematica. Io incostante, dedita a passioni passeggere, tu insistente, volenterosa di dimostrare agli altri la tua caparbietà nell’equitazione, nella musica, nel raggiungimento dei risultati. Io empatica, emotiva, tu apparentemente restia al sentimento, dura, tagliente.

E poi? Cosa è cambiato? Penso sia stata la musica, non solo il tuo diventar grande. Le tue note ad un certo punto non sono più state solo competizione, esercizio e spartiti, ma sono diventate espressione, sentimento e condivisione. Il suono del tuo flauto è diventato quello del tuo cuore e sono ricominciate le risate, le confidenze, le lacrime condivise in segreto, gli abbracci che prima evitavi. Sei tornata quella testa riccia che cercavo con gli occhi al mio ritorno da scuola, sei diventata compagna imprescindibile di vita, sorella minore da sostenere e proteggere, qualunque cosa accada.

Certo, prendendo in prestito le parole di Lucio Dalla sei sempre una “Testa dura, testa di rapa”, ma alla fine, nella nostra famiglia, chi non lo è?

Quel che vorrei dirti è di prendere il buono di questo periodo così strano, così diverso, così sofferto. Hai diciassette anni ed il privilegio di poter accorgerti, con grande anticipo rispetto a quanto avviene di solito (se avviene), di quanto sia importante e non scontato il tempo, il quotidiano, il trascorrere dei secondi. Ad oggi penso che l’unico tempo non sprecato sia quello passato a lavorare e a lottare per la realizzazione di un sogno. E tu, anche se così giovane, hai la fortuna di averne già uno, forte e luminoso.

Quindi “Sogna, ragazza, sogna”.

Francesca.

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