Pensieri

Lettere dalla quarantena #2

Mentre leggo un raggio di sole, ormai dimentico della timidezza primaverile, mi solletica con estiva sicurezza la schiena, riportandomi alla mente giornate toscane che credevo ormai perdute nella nebbia della memoria.

Ecco Castagneto, vecchia signora pigra e stanca, tutta scale e gradini, dei miei ricordi d’infanzia. Ed ecco anche te, abbronzata e sorridente.

Riprovo l’entusiasmo della conquista del lettone, l’orgoglio nel riempire l’assenza di papà, la sicurezza nell’addormentarmi tenendoti la mano o sfiorandoti la punta del piede. Ne avevi bisogno anche tu, vero? Di quei calci notturni, dei miei incubi, del mio non riuscire a dormire e del mio volermi alzare presto a tutti i costi, così simile al tuo, per paura di perdere secondi di vita preziosa.

Riemergono, chiare e luminose, le passeggiate sulla spiaggia, la ricerca di sassi e conchiglie, il mio chiederti quanto manca e il tuo rispondermi poco, arriviamo fino alle ville, fino al bar, fino all’uscita sei…

Mi rivedo nello sforzo di intercettare parole adulte nei discorsi tra te e le tue amiche, risento le vostre risate, sincere e cristalline, le finte litigate per il conto al ristorante, le confidenze al profumo di crema solare.

Sulla lingua ho il sapore del tuo riso freddo con la maionese, dell’anguria, del gelato che, ovviamente, non era mai come quello del Puffo. Ci sei tu che, come sempre, ti riempi il bicchiere per poi prenderne ancora qualche cucchiaino dalla vaschetta.

Ritornano anche i tuoi quadri, le tue stoffe, il tuo voler cambiar colore ai mobili e il mio dirti, imitando il papà, “Si, ma non fare tutto bianco che poi sembra di essere in ospedale…”

Canticchio a fior di labbra le tue filastrocche, mi canti quella del bambino sotto le foglie di cavolo? Ancora una volta, ti prego…

C’è la mia frangia storta perché “tanto non serve andare dal parrucchiere per una spuntatina” e il tuo scrollare le spalle, “Franci, lo sai che non ci vedo bene. Vedrai che ricresce”.

C’è anche il tuo non voler entrare subito in acqua facendomi sognare i sabati in cui potevo nuotare fino alla boa con il papà, ci sono le tue mani pronte con la merenda dopo le mie esplorazioni marine e i tuoi abbracci di salsedine e sabbia.

Mamma, so che ogni tanto ti domandi che cosa ci hai donato e che, a volte, ripensi alle nostre incomprensioni, alle lacrime e ai momenti tristi. Sentendo il cuore pieno di questi ricordi, che sono tra i miei più felici, ti assicuro che tutto il resto perde importanza. Se penso a te, se penso a quello che mi hai insegnato, ci sono solo i colori, la fantasia, il coraggio di amare, il piacere di donare, la gioia delle risate spontanee, la capacità di cadere, spesso, ma di rialzarsi, sempre. Perché nonostante il tempo passi, nonostante io non sia più quella bambina di sette anni, nonostante tu sia diventata anche un po’ un’amica oltre che una mamma, sei sempre tu, quella mano di cui ho bisogno per sentire il cuore sicuro.

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