Pensieri

Anno bisesto, anno funesto.

Anno bisesto, anno funesto, ma, come si dice da queste parti, del maiale non si butta via niente e, soprattutto, tutto fa brodo. Ed è proprio così che mi sento arrivata alla fine di questo 2020 in cui ci siamo obbligati continuamente a ripetere “Andrà tutto bene”, quando forse sarebbe stato il caso di imparare ad accettare che può anche andare tutto male e che, nel male, ci si può trasformare. Un brodo. No. Non quello di pollo e nemmeno quello per i tortellini o per il risotto. Mi sento un brodo primordiale. Sono un miscuglio di emozioni e sentimenti e, in me, stanno nascendo nuove forme di vita. Mi sto evolvendo, mi sto adattando e, forse per la prima volta, non a qualcun altro, ma a me stessa.  Una me stessa che a volte non riconosco, ma che forse è sempre stata lì, in un angolo, a battere il piede un po’ spazientita in attesa di essere riammessa in partita.

Si dice che quando si chiude una porta si apre un portone. Io quest’anno, invece, ho chiuso un portone pesantissimo e neanche troppo bene, visto che a volte, per tenerlo chiuso, devo metterci davanti qualche mobile pesante e chiamare i rinforzi. Ad aprirsi, però, è stata una porticina piccolissima che, all’inizio, nemmeno riuscivo a vedere. Dietro la soglia di questa porticina, che è il posto in cui ora mi trovo, c’è un piccolo giardino che, nonostante le tempeste di neve, si sta facendo primavera e in cui, ogni giorno, nascono nuovi fiori. Le erbacce non mancano, certo. Sto semplicemente imparando a scegliere quali estirpare e quali tenere lì, controllate a vista, a farmi da monito per il futuro.

Il 2020 è stato un anno molto umido, un anno di piogge tropicali, di guance salate, occhi gonfi e nasi rossi. Ma va bene così. I terreni, per diventare fertili, hanno bisogno di essere irrigati e anche le inondazioni, come gli Egizi ci hanno insegnato, rilasciano al suolo limo prezioso.

Ho giusto due o tre cose da dire alla me del passato e alla me futura.

Alla Francesca che a settembre aveva lo stomaco chiuso dico che la fine di una relazione non coincide con la fine del mondo. No, nemmeno se si tratta di una convivenza, nemmeno se sono otto anni e tu ne hai solo venticinque.  Devi solo reimparare a camminare, come dice Calcutta. Piano piano andrà meglio, non tutti i giorni eh, non ti illudere, ma ritornerai a sorridere e ti accorgerai che anche tu fai parte di quel tutto che non si distrugge, ma che semplicemente si trasforma.

Alla me del futuro, ma anche a tutti voi che state leggendo, auguro la libertà. La libertà di scegliere quando restare e quando andarsene, la libertà di dire di no, di poter essere sé stessi senza rinunce, senza vergogne e senza sensi di colpa. Auguro a tutti noi di non abbassare più lo sguardo al pavimento, di non piegare la testa, di non essere rassegnati. Ci auguro di diventare repellenti alla violenza, senza perdere la capacità di amare, di aprire i nostri cuori, di scendere a compromessi riuscendo a capire, però, quando ne vale davvero la pena.

Siate leggeri, ridete quando vi va, piangete quando vi va, siate gentili con il vostro cuore, entrate nella vita degli altri in punta di piedi, pretendendo, sempre, che gli altri facciano lo stesso con voi.  Non rinunciate ai vostri sogni e, mi raccomando, circondatevi solo di persone che sanno sognare.

Buon anno.

Franci.

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